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Un numero 3 rivolto con lo sguardo al passato e alla gloriosa storia della birra. Incuriositi dalla recente tendenza di alcuni birrifici a reinterpretare metodi produttivi antichi di secoli, in alcuni casi di millenni, siamo andati infatti alla ricerca delle “birre perdute”: affinate in anfora, realizzate con lieviti vecchi quanto dinosauri, prodotte con sistemi primordiali. Riflettori accesi anche su due stili storici come l’inglese Mild e il Faro belga. E ancora viaggi, ricette, abbinamenti e approfondimenti (vedi indice).

 

L’editoriale del nr 3 Maggio/Giugno 2012

La storia non è mai un argomento facile da trattare in una rivista che si rivolge ad un pubblico ampio. Ancor meno se il magazine in questione parla di birra. Sfogliare le pagine della memoria brassicola è però utile per ribadire come lo stereotipo della birra moderna, la bionda frizzante e brillante, altro non è se non il frutto di un giovane ramo dell’albero genealogico birrario. Ce lo ricorda una “anti-birra” come la mild, stile anglosassone a cui abbiamo dedicato alcune pagine, che ha rischiato recentemente l’estinzione (un grazie al Camra per aver scongiurato il pericolo) per la sua “tostata” dolcezza, il suo colore mestamente brown, la sua schiuma evanescente… insomma, per un appeal che potremmo definire un po’ “sfigato” e demodé. 

Non paghi ci siamo spinti oltre in questo viaggio a ritroso nel tempo. Incuriositi dalla recente tendenza di alcuni birrifici a reinterpretare metodi produttivi antichi di secoli, in alcuni casi di millenni, e con lo spirito di scoperta misto all’avventura in pieno stile Indiana Jones, siamo andati alla ricerca delle “birre perdute”: affinate in anfora, realizzate con lieviti vecchi quanto dinosauri, prodotte con sistemi primordiali. Sarò sincero, in redazione la domanda se avesse senso o meno dare visibilità a questo tipo di produzioni, tanto mediaticamente interessanti quanto – nella maggior parte dei casi – trascurabili dal punto di vista degustativo, ce la siamo posta. Ma alla fine quelle che potremo chiamare “Archeobirre” hanno comunque il grande merito di celebrare e ricordare le antiche origini della nostra amata bevanda. Un filone, quello dello birre storiche, che ritroviamo anche nella rubrica dedicata agli homebrewers, con birre affinate in botte (non una moda, ma una riscoperta) e altre prodotte senza ricorrere al luppolo, aromatizzate e amaricate con quel potpourri di spezie ed erbe un tempo chiamato Gruyt. In tema anche l’articolo selezionato e tradotto dal web sull’importanza e le difficoltà del ruolo dello storico della birra a firma di Pete Brown, un pezzo davvero notevole per chiarezza e autorevolezza. Per concludere come non citare l’articolo di apertura dedicato al compleanno della trappista Chimay, un’affascinante e ancora giovane signora che spegne ben 150 candeline!

di Nicola Utzeri

 

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